Resilienza & Sport.

Oggi vorrei parlarvi di una speciale caratteristica che accomuna ( tutte ) le specie di esseri viventi,
ma ovviamente, non tutti gli esseri che ne fanno parte, hanno saputo svilupparne a pieno le grandi ed interessanti possibilità, anzi molti si sono ( piuttosto ) autodistrutti altresì che cercare di capirne il vero significato.
Cercherò di evitare discorsi tecnici e puramente psicologici, anche perché non saprei come giustificarne la mia diretta conoscenza, mentre farò in modo che la mia esperienza personale diventi la linea guida per cercare di dare una spiegazione a questa parola che negli ultimi anni è diventata molto di moda…
E che molte volte viene utilizzata senza saperne la vera essenza.
Il fine ultimo è quello di creare un legame tra la parola ” RESILIENZA”ed un nuovo concetto personale di allenamento mentale che dovrà diventare punto cardine e spunto di riflessione nel Tiro con L’arco Agonistico,
e per chi interessa, anche nella vita di ogni giorno di una qualsiasi persona.
Ma come la possiamo definire semplicemente :
La capacità ( che in particolar modo alcuni esseri umani ) hanno di superare i momenti difficili e le avversità che la vita pone inevitabilmente sul loro cammino.
Quando cerco di capire il significato di una parola, parto sempre dal suo esatto opposto, questa visione, mi aiuta a osservare meglio e in modo analitico ciò che sta al centro della mia analisi.
In questo caso la parola che mi sembra calzare meglio, come opposto a Resilienza è Fragilità.
Il termine resilienza deriva, generalmente ma non esclusivamente, dalla metallurgia e dalla fisica
che la definisce : la capacità o meglio la proprietà che ha un determinato materiale di “sopportare” e di conseguenza ” di “adattarsi” a diversi tipi di sollecitazioni esse siano meccaniche, termiche, fisiche, metafisiche…ecc.
I materiali resilienti sono quelli che sopportano e si adattano nel breve e nel lungo tempo a tutte le sollecitazioni che hanno “stressato” la sua struttura esterna e interna.
Tutti gli altri materiali, rispetto ad essi, si possono e si devono in qualche modo considerare “fragili”
o per meglio dire: potenzialmente fragili, nel senso che in una prima fase, essi riescono a contenere tale forza di “rottura o stressing” ma poi comunque ed inesorabilmente collassano o “craccano” e si frantumano in pezzi o addirittura si polverizzano o si vaporizzano cambiando la loro essenza a volte trasformandosi in qualcos’altro, altre volte diventano inerti e perdono ogni loro proprietà originale diventando pressoché inutili ( ma nulla si crea e nulla si distrugge ).
Qualche giorno prima di Pasqua, ho visto, in tv, un reportage delle zone terremotate dell’ Aquila, e proprio durante tale visione ho percepito che gli Aquilani sono persone Resilienti. Non si sono fatti abbattere come le loro case da eventi incredibili. Ma si sono adeguati e resi forti nella difficoltà.
Ci sono state altre popolazioni, che invece hanno abbandonato la loro terra a causa della difficoltà a sopravvivere e non vi hanno fatto ritorno, preferendo andare dall’altra parte del mondo.
Riflettendo meglio sul significato della parola stessa che deriva dal latino e dal verbo Resalio: risalire,
spesso usato per definire la forza dei marinai per risalire sulle barche rovesciate dal mare in tempesta,
ma penso anche al nome che usavano gli antichi romani “Salmo salar” per definire il salmone.
Quale significato migliore per definire questa “lotta per sopravvivere” se non la vita stessa del salmone?
Un pesce che nasce e cresce nei fiumi in montagna fino ad essere abbastanza forte per intraprendere il viaggio verso l estuario dove l’acqua dolce si unisce all’acqua salata del mare e si abitua gradualmente ad un nuovo habitat. Poi ancora si sposta e si inoltra in mare aperto dove vive e cresce per alcuni anni fino all’accoppiamento, ma la sua natura lo porterà di nuovo alla foce dello stesso fiume ( lo stesso identico fiume da dove era arrivato ) e con sforzo immane lo risale fino a dove è esattamente nato, al fine unico di ri-depositare le uova, e da lì a poco rifare per altre volte ( anche due o tre ) questo incredibile viaggio pieno di pericoli e dove solo il venti per cento di loro ci riesce, mentre il resto perisce.
Se questa non è resilienza allora non saprei proprio in quale altro modo potrei farvi un esempio pratico.
Ma tutto questo come può essere accomunato al tiro con L’arco Agonistico?
Il processo di crescita di un arciere che vuole diventare prima un agonista e poi eccellere ai massimi livelli, passa attraverso molte difficoltà, prima tra tutte l’impegno costante degli allenamenti che devono essere compatibili con studio o lavoro, famiglia, amici, tempo libero.
Questo è il primo grande step dovrete superare, bisogna assolutamente organizzare il proprio tempo in funzione di tutto e tutti, e molte volte questo mette in crisi proprio la parte agonistica; ed è per questo che fin dall’inizio si deve imparare ( e per fare questo bisogna chiedere aiuto a chi lo ha fatto in precedenza e ci è riuscito ) a organizzare e a gestire il proprio tempo scandendolo con precisione.
Tutto questo comporta una fatica psichica non indifferente, sopratutto per chi non è abituato alla gestione del tempo, ed è per questo motivo che la cosa essenziale è l’organizzazione e la puntualità che bisogna esigere da se stessi, ma che bisogna far percepire a chi condivide con noi, il nostro tempo.
Si deve essere chiari: ” io posso fare tutto, ma per farlo mi sono imposto delle regole ferree, quindi io rispetto le vostre e voi le mie”, una volta consolidato questo particolare, ci si può dedicare al proprio sviluppo tecnico agonistico.
La resilienza parte da questo.
Tutto il resto deve avere questa base solida e indistruttibile, leggermente modificabile per avere una certa flessibilità, ma ricordate che dovete essere voi a gestirla, non gli altri.
Da questo punto inizia la vostra scalata al vostro obiettivo, che deve essere sempre ben impresso nella vostra mente.
Per farlo dovete decidere con lungimiranza i primi tre step:
il primo: facile ma non troppo – arrivare nelle prossime 5 gare sul podio, non importa se primo, secondo o terzo.
il secondo: leggermente complesso – in base alle vostre capacità tecniche stabilite un n° di punti ( + 1/2/3 ) da incrementare in modo costante e continuo e ponderabile ogni mese.
il terzo: complesso: decidete in funzione dello step 2 quanto dovrete crescere ( in punti in un’anno )
diciamo da 255+255=510 medi a gara a 270+270=540 medi a gara, sono 30 punti, se li dividete per 12 mesi sono 3 punti al mese di media.
Tenete presente il fattore di difficoltà a incremento, ogni n punti in più che farete sullo step
( anno ) precedente, dovrete considerare che man mano che salite dovrete abbassare il valore dei punti di 5:
450->480->505->525->545->560->570->575->580->585…..
tenete presente che per fare questo esempio e passare da un 450 ad un 585 ( indoor olimpico ) teoricamente ci sono voluti 10 anni.
Pensate che 450 punti si possono tranquillamente fare a 10 anni, se un atleta rimane sui suoi obiettivi e viene seguito correttamente da un istruttore con buone capacità, a 20 anni potrebbe arrivare a raggiungere i 580 punti.
La resilienza sta proprio qui. Non mollare mai, restare concentrati sempre, con un unico obiettivo, quello deciso
all’inizio della propria attività agonistica.
Difficile?, si sicuramente difficile;
Impegnativo?, si decisamente impegnativo.
Ma a questo mondo nulla è regalato, bisogna sudarselo giorno dopo giorno,
ma se si usa programmazione, costanza, abnegazione e tenacia allora si può andare oltre a quello che solo la nostra immaginazione più fervida può farci vedere…
e forse anche un pochino più in la.
Dipende tutto da noi e dalla nostra volontà e resilienza.

A presto.
Maury.

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Volontà e Determinazione.

Cosa contraddistingue un vincente da un perdente?.

Sembra una domanda facile, Ma anche se la risposta sembra essere scontata,

Vi assicuro che a tale quesito , ci ho riflettuto moltissimo in questi anni.

Innanzi tutto vorrei focalizzarmi esclusivamente inquadrando l’aspetto sportivo.

Questo per il fatto che non sarebbe strettamente specifico parlare di lavoro,

Anche se per molti atleti professionisti lo sport e il lavoro sono la stessa faccia della medaglia.

Ora vi chiedo un piccolo sforzo mentale.

Immaginate di visualizzare i lineamenti di alcuni atleti vincenti…

quelli che preferite e che vi vengono immediatamente in mente.

 

Io ne ho uno in particolare che ho sempre amato e rispettato.

Scoprirete il suo nome tra qualche riga.

Allora a chi avete pensato e cosa avete notato?

Uno sguardo ed uno stato di isolamento mentale, un carisma magnetico e una concentrazione tale come se fossero su un altro pianeta?

Esatto.. questa è la risposta.

Chi vince è concentrato unicamente per un ‘unico fine… Vincere.

La determinazione e la volontà, sono le due forze invisibili, ma potentissime, che spingono un atleta verso la vittoria, e Vi assicuro che non sempre quell’ atleta è il migliore o superiore a chi è arrivato secondo o terzo, ma grazie all’unione di queste due capacità è riuscito nella sua incredibile impresa.

Attenzione questo non vuol dire che allenarsi dieci ore al giorno per 365 giorni all’ anno, con il solo scopo di diventare bravo/a vi faccia diventare dei vincenti…. certo serve … e anche tanto, ma non basta.

Questo ha un solo ed esclusivo significato: si deve avere una mentalità proiettata alla vittoria e all’eccelenza .
Avere la voglia e la volontà di vincere è ben diverso di fare agonismo sperando di fare bene per fare un podio.
Chi Ragiona così farà probabilmente tanti podii in carriera, ma saranno solo fine a se stessi, altra cosa è la determinazione alla vittoria, quella voglia di dimostrare prima a se stessi e poi al mondo di essere i migliori.

Nel 1955 Un grande maestro di arti marziali ( Wong Jack Man, maestro di Shaolin, Wudang e Taijiquan )

dovette abbandonare il suo monastero in Cina, per poter espiare un grave errore comportamentale:
durante una dimostrazione di pura tecnica con un avversario eccezionale e maestro di thai-ci,
venne atterrato senza che il suo avversario lo toccasse con un dito, grazie alla velocità e alla concentrazione, egli aveva canalizzato le sue energie in un unico punto disorientando il suo equilibrio
e Wong cadde pesantemente a terra.
Nel preciso momento che capì la sconfitta, Wong si rialzo’ fulmineamente e colpì con un calcio mortale al plesso solare l’altro maestro…inaudito in un combattimento simulato dove non avrebbe dovuto assolutamente cercare e trovare il contatto con l’avversario.
Era sicuramente il migliore maestro che la scuola Shaolin avesse mai avuto in molti secoli , ma a causa di quell’ errore, andò ( volontariamente…e qui ci sono informazioni che dicono che ci andò per un’unico motivo segreto, mascherato da questa messinscena ) in in esilio forzato in America e per 5 anni lavorò umilmente come lavapiatti nella Chinatown di San Francisco, e non insegno’ più a nessuno….
fino ad un giorno, quando un giovane e irruento maestro di Kung Fu Wang Chun , ( figlio di un cinese e di una americana ) poco più che ventenne, dopo aver sentito parlare del Grande maestro, lo riconobbe per strada e lo sfidò per arroganza e forse un po di megalomania…o forse per avere maggiore e più veloce notorietà.
Questi non era altro che lo Sci-fu’ Lee Jun-Fan ( meglio conosciuto col suo nome occidentale : Bruce Lee )

adepto del grande maestro Yip Man.

Alla fine del combattimento che avvenne in luogo segreto sotto l’egida della Triade Cinese, ( si dice che ci fu un giro di scommesse internazionali per 30 milioni di dollari ), non ci fu un reale vincitore, poichè le loro tecniche seppur diverse nello stile si equivalevano, ma Wong Jack Man riconobbe la superiorità indiscussa di Bruce Lee e di lui disse:

” Ha un grande talento e una spropositata ambizione, volontà e determinazione ed è per questo che cambierà le regole e lo stile del Kung Fu nel mondo e se non ci riuscirà allora vorra’ dire che oggi ho vinto io, e glielo dimostrerò combattendo”.

Quando dopo alcuni mesi, Wong Jack Man tornò in Cina, il giorno della sua partenza dal porto di San Francisco, Bruce era li per salutarlo e gli chiese: Maestro Wong, tornerà in America?

E lui rispose:
” puo’ essere Shi-Fu Lee può essere, c’è ancora molto da imparare e forse qualcosa da insegnare”.

Da lì a poco, nel 1969 Bruce, rese noto al mondo il suo nuovo ed innovativo stile:

il Jeet Kone Do, che fondeva insieme lo stile Wang Chun, Shaolin, Wudang,Taijiquan, ma come disse proprio Bruce:
” io sono nato per strada, combatto per strada e ciò che nasce dalla strada non può essere sconfitto da niente e da nessuno”

Bruce Lee non era solamente un grande maestro e atleta, ma anche scrittore, attore, regista e filosofo ed è per questo che ho raccolto alcuni suoi pensieri e riflessioni che non solo riconosco e condivido, ma che spesso le uso con chi decide di imparare iltiro con l’arco agonistico :

“La concentrazione porta al successo.
Una delle più gravi cause del fallimento è la mancanza di concentrazione”.

“La perseveranza a lungo termine, trionfa sull’intensità a breve termine”.

“Se metti costantemente dei limiti su te stesso (non necessariamente fisici) è meglio essere defunti.
Questo atteggiamento si diffonderà nel tuo lavoro, nella tua moralità, nel tuo essere in generale.
Non ci sono limiti ma solo dei livelli.
Non devi rimanere sempre allo stesso livello, devi andare oltre.”

Se pensi di essere sconfitto, lo sei sicuramente.
Se pensi di non osare, non lo farai.

Se vuoi vincere, ma pensi che non ce la farai,è quasi certo che non vincerai.

Se pensi che perderai, allora hai perso.
Perchè il successo comincia con la volontà dell’individuo.

Tutto dipende dallo stato mentale. Se pensi di essere un perdente, lo sei.

“L’uomo ha creato il metodo, non il metodo l’uomo;
quindi, non cercare di adattarti a tutti i costi agli schemi precostituiti di qualcuno,
modelli che indubbiamente saranno idonei per lui, ma non necessariamente per te”.

La battaglia della vita non è sempre a favore dell’uomo più forte o più veloce.
Ma prima o poi chi vince è colui CHE SA DI POTERCELA FARE!

“Se pensi che una cosa sia impossibile, lo diventerà.
Il pessimismo spunta le armi di cui hai bisogno per vincere!”

“L’aiuto più grande ci viene da noi stessi,
da nessun altro: fare del proprio meglio, dedicarsi anima e corpo a un certo compito,
tutto ciò sembra non avere fine e rappresenta un processo in continua evoluzione”.

“L’atteggiamento determina il risultato raggiunto.
Dalla vita non avrai mai più di quel che ti aspetti.
Ogni uomo oggi è il risultato dei suoi pensieri di ieri”.

“Proprio ora comincio ad apprezzare il vecchio detto puoi, perchè pensi di potere.
Io credo che chiunque sia in grado di raggiungere questo obiettivo,
e unisce al pensiero la fermezza dello scopo e la continuità,
oltre a un ardente desiderio di trasformarlo in realtà.”

“Mira alla perfezione in tutto, anche se nella maggior parte dei casi non può essere ottenuta; coloro che mirano ad essa e perseverano, riusciranno ad avvicinarsi alla perfezione molto più di altri che desistono lasciandosi prendere da pigrizia e scoraggiamento e pensando di non poterla raggiungere”.

“Devi avere completa determinazione. Il peggiore avversario in cui ti puoi imbattere è colui il cui scopo è diventato un’ossessione. Per esempio, se un uomo determinato decide che vuol darti un bel cazzotto sul naso non importa cosa succederà perché questo è quello che accadrà. Potrà essere pestato ma questo non lo fermerà dal raggiungere il suo obiettivo. Questo è un vero combattente.”

“Un buon insegnante protegge gli allievi dalla propria influenza.
E’ facile insegnare ad altri ad essere abili, ma è più difficile insegnare il giusto atteggiamento.
Ogni istante dell’insegnamento richiede una mente vigile e sensibile che si adatta continuamente e continuamente cambia”.

“Io non sono un maestro. Sono uno studente-maestro,nel senso che ho la conoscenza di un maestro e l’esperienza di un maestro, ma sto ancora imparando. Quindi sono uno studente-maestro. Non credo nella parola maestro. Ritengo il maestro in quanto tale, quando chiudono la bara”.

Questo per dire che pochi conoscono e si ricordano dei grandi maestri come YIP Man e Wong Chan Man ( chiaramente se non chi conosce la storia delle arti marziali ),
ma tutti riconoscono la Leggendaria e immortale figura di Bruce Lee ( possa piacere o no la sua persona e la sua storia, questi sono pareri strettamente individuali ), ma
chiedetevi il perchè.

A presto.

Maury.

RIMINI: CAMPIONATO ITALIANO INDOOR 2018

Questa stagione 2018 indoor era partita con auspici abbastanza positivi con un buon 566 A Buttigliera,
ma poi solo nell’ultima gara ad Alpignano riuscivo a realizzare un 558 ( dopo alcune gare chiuse con punteggi non sufficienti ad incrementare la mia ranking ) e così con la mia ultima gara a disposizione e con 1124 punti totali sono riuscito a staccare il biglietto x Rimini 2018 entrando in ranking al 29.mo posto su trenta disponibili.

Nei giorni scorsi una forte tracheite mi ha debilitato fisicamente a tal punto che ieri mattina in procinto di uscire di casa ho sentito la voglia di non partire per Rimini, ma anche se in condizioni pessime non potevo mancare alla gara più importante dell’anno.
Chiaramente ogni atleta desidera fare bene e fare in modo di fare bella figura sia per il proprio ego e il lavoro svolto in sei lunghi mesi di preparazione, ma anche per la propria società, e nel mio caso sopratutto per i miei allievi siano essi ragazzi/e che adulti.

Il pensiero ricorrente durante il viaggio sono state delle semplici riflessioni:
– sei entrato da 29.mo, obiettivo è se possibile di finire la gara tra il 23.mo e il 28.mo
– la tua condizione fisica sfalserà tantissimo le tue reali capacità, ma dovrai dare il massimo per cercare di fare
il meglio delle tue possibilità.
– ti confronterai con i migliori 29 d’Italia e il fatto di partecipare per la 6.a volta ai campionati italiani in
10 anni di attività agonistica è già di per se stesso un buon risultato e devi esserne orgoglioso.
– cerca solamente di essere concentrato e non pensare a classifiche, punti, posizioni e proiezioni, sempre che il
mal di testa e i problemi respiratori non ti creino difficoltà pesanti da gestire.

Arrivo a Rimini alle 11.00 con almeno tre ore di anticipo, ci stà!
un margine di sicurezza psicologica per evitare stress.

Al controllo materiali incontro la Nazionale Olimpica Maschile Con David, Mauro e Marco, ma li vicino ci sono anche Tatiana, Aiko, Marco Morello e Luca Melotto li saluto tutti e li con loro c’è Mauro Berruto, ci salutiamo e ci abbracciamo e mi dice: “allora gareggi anche tu nei master, bravo”,
mi augura in bocca al lupo e questo mi da una certa energia, bella sensazione che rimarrà con me per tutta la gara.

Inizia la gara, dopo 5 volee sono 8° e davanti a me ho Piero Castelli al 7°, andiamo avanti e alla fine del primo set Piero è 4° ed io 5°, davanti a noi i mostri sacri dei Master, ma la gara è ancora lunga e difficile.
Nella pausa ci confrontiamo e ci ridiamo su, ci incoraggiamo e ci diciamo di non mollare facendo cazzate, che a questo livello potrebbero farci scendere oltre il 10.m posto.
Inizia il secondo set.. Piero passa terzo ed io quarto, poi subito dopo lui è secondo ed io terzo, alla 14.ma volee lui è primo io secondo… che diavolo sta succedendo, non riesco a capacitarmi di quello che sta succedendo, io e Piero ci guardiamo e ci mettiamo a ridere per sdrammatizzare , ma mi tremano le gambe.
Siamo in 5 dal 1° al 5° con un punto di differenza uno dall’altro.
Dio Mio, mancano 6 volee e tutto può succedere, ma devo spegnere il cervello e non pensare.
Ma purtroppo faccio l’unico errore grave di tutta la gara, non sono mai sceso sotto il 28 e adesso ho fatto un 25..
25 non l’ho mai fatto in gara.Mai!!!.
Passo dal 2° al 7° in un battibaleno, e Piero è primo, devo assolutamente riprendere la mia posizione, anche se sarà impossibile.
Volee dopo volee non mollo e rimango sulla media 29 e risalgo di due posizioni e chiudo la gara al 4° posto con 562 punti, ma sono a pezzi psicologicamente e solo ad un punto dal 3° e se fossimo stati in parità sarei stato Bronzo per un 10 in più.
Sono consapevole di aver fatto una gara incredibile, al di sopra di qualsiasi pronostico e nemmeno nella mia fantasia più sfrenata avrei potuto desiderare di arrivare 4°.
Ma mi rimane l’amaro in bocca di non essere riuscito per un punto su 562 ad arrivare terzo.
Questo mi da però forza nel credere che il prossimo anno ci riproverò e cercherò di arrivare a podio.

I ragazzi che erano con me si sono comportati bene
– 1° campione italiano arco nudo ragazzi maschile – Gianlorenzo Soldi ( grandissima gara a livello incredibile )
– 11° arco olimpico ragazzi maschile – Francesco Roppa ( bellissima prova di coraggio e carattere )
– 18° arco olimpico junior maschile – Matteo D’Angelo ( questa classifica non rispetta assolutamente le sue reali
capacità tecniche, il prossimo anno farà molto meglio )

Ringrazio il mio amico Piero che fino alla fine mi ha spronato a non mollare, e gli faccio i miei più grandi complimenti per essere diventato Campione Italiano Indoor Master, perchè solo noi due sappiamo quanto questa gara sia stata incredibilmente strana, difficile e bellissima.
A presto.

Who Dares Wins.

Mauro Berruto: il nuovo Direttore Tecnico Fitarco

Tre settimane or sono, nell’organizzare il più importante evento aziendale del 2018,
agli East Stands Studios di Milano,
ho avuto l’occasione di incontrare e discutere del più e del meno con Mauro Berruto, Lui partecipava come Testimonial per un intervento sul Team Working, io come supervisor tecnico logistico.
E tra una parola e l’altra siamo entrati in sintonia, certamente le sue esperienze come tecnico sono ben lungi dalle mie modestissime performance sia da tecnico che da atleta, ma questo ci ha permesso di entrare in sintonia e da li a poco mi accenò del suo nuovo e possibile ingaggio con la Fitarco.
Nella mia testa da allora frullano tanti pensieri e spero che tra qualche mese, potrò rincontrarlo per chiedergli
tante cose che interessano il nostro mondo e sopratutto come si trova in un settore molto diverso da tutti quelli affrontati fino ad ora.

Per il momento Vi allego l’articolo estrapolato da Fitarco il 29/01/2018.

e se riuscirò ad intervistarlo ne farò un altro post.

A presto.
Maury

Presentato il Direttore Tecnico FITARCO Mauro Berruto

29/01/2018

Tipo: Fitarco Disciplina: Varie

Si è svolta oggi, presso il Salone d’Onore CONI, la presentazione con firma ufficiale sul contratto di Mauro Berruto come nuovo Direttore Tecnico FITARCO

L’intervento di Mauro Berruto al Salone d’Onore del CONI
E’ stata presentato questa mattina al Salone d’Onore del CONI il nuovo Direttore Tecnico della Federazione Italiana Tiro con l’Arco Mauro Berruto.

L’ex C.T. della Nazionale italiana di Pallavolo, che si era presentato per la prima volta al Consiglio Federale lo scorso weekend ha oggi firmato ufficialmente il contratto che lo porta ufficialmente dentro questa nuova avventura professionale nel corso della presentazione condotta dal giornalista Rai Alessandro Antinelli. Prima di Berruto, hanno preso la parola il Presidente CONI Giovanni Malagò, il Segretario Generale CONI Roberto Fabbricini, il Vicesegretario Generale CONI e Responsabile della Preparazione Olimpica Carlo Mornati e il Presidente FITARCO Mario Scarzella che ha infine lasciato la parola a Mauro Berruto.

Per il nuovo Direttore Tecnico del tiro con l’arco sono subito cominciati i primi incontri di lavoro. Subito dopo le foto di rito è rimasto nel Salone d’Onore del CONI per un breve colloquio con gli azzurri che erano presenti alla sua presentazione: i campioni del mondo in carica Marco Galiazzo, Mauro Nespoli e David Pasqualucci, le iridate junior Tatiana Andreoli, Lucilla Boari e Vanessa Landi, le atlete titolari a Rio 2016 Guendalina Sartori e Claudia Mandia, oltre alla vincitrice della recente tappa di coppa del mondo indoor a Nimes nel ricurvo, la junior Tanya Giaccheri.

Subito dopo ha svolto presso la Federazione un incontro più approfondito con lo Staff Tecnico, al quale ha partecipato lo Staff Tecnico FITARCO: i coach Ilario Di Buò e Matteo Bisiani, il preparatore atletico Jacopo Cimmarrusti, i fisioterapisti Andrea Rossi e Chiara Barbi, il medico federale Arrigo Giombini, il Responsabile della Nazionale Giovanile Stefano Carrer, i coach della Nazionale Giovanile Natalia Valeeva e Gianni Falzoni. Assente per un impegno a Losanna per la Commissione dei tecnici World Archery il Responsabile Tecnico della divisione olimpica Wietse van Alten, che ha comunque già avuto un incontro con Berruto e che a breve incontrerà nel Centro Tecnico Federale di Cantalupa (To).

GLI INTERVENTI
Giovanni Malagò (Presidente CONI): “Penso che Mauro Berruto qui avrà molto da pedalare, ma allo stesso tempo sono convinto che ci siano tutte le premesse per fare molto bene. La FITARCO ha un grande Presidente, un ottimo consiglio federale, atleti e tecnici di alto livello; è vero, ci sono aspettative, ma senza queste non si può alzare il livello. Questo è una Federazione a cui sono molto affezionato perché ha fatto tanto in passato ma soprattutto perché guarda al futuro attuando un ricambio che non è solo generazionale ma anche strutturale, mentale e organizzativo come dimostra anche la nomina a Segretario Generale di Marcello Tolu. Questo procedimento lo auguro a tutte le Federazioni”.

Roberto Fabbricini (Segretario Generale CONI): “Per Mauro questo è un ritorno a casa e noi ne siamo felicissimi. E’ una persona di grande serenità e questo è molto importante per il mondo del tiro con l’arco. Non mi resta che fare un in bocca al lupo a tutti i ragazzi e a Mauro”.

Carlo Mornati (Vicesegretario CONI – Responsabile Preparazione Olimpica): “Questa presentazione è il segnale chiaro della trasversalità dello sport, dopo tante parole ringrazio la FITARCO perché per prima è riuscita a metterla in campo. Dopo i grandi risultati degli ultimi anni questa Federazione avrebbe potuto continuare con la sua routine, invece ha deciso di innovare e questo è un ottimo segnale per Tokyo 2020”.

Mario Scarzella (Presidente FITARCO): “Ci siamo trovati con Mauro a Torino, abbiamo parlato di sport ancora prima che di arco e farlo con lui è davvero facile. E’ stato il Consiglio Federale a propormi l’idea di un Direttore Tecnico, cercavamo una persona che potesse mettere un po’ d’ordine, e secondo la nostra opinione lui è la persona giusta perché sa parlare di sport e soprattutto sa organizzare il lavoro. Lo accogliamo a braccia aperte sapendo che non avrà un compito facile perché i ragazzi sono bravi e hanno vinto tanto, fare meglio di prima sarà un lavoro molto duro. Noi però non possiamo fermarci, nel tiro con l’arco fermarsi significa tornare indietro e noi non vogliamo arretrare. Mauro Berruto è quel qualcosa in più che stavamo cercando, gli auguro buon lavoro”.

Mauro Berruto (Direttore Tecnico FITARCO): “Quando il Presidente e il Segretario Generale sono venuti a trovarmi hanno scoccato una freccia che ha fatto subito centro. Mi hanno raccontato la storia delle tante medaglie olimpiche che io già conoscevo, ma soprattutto mi hanno raccontato del progetto e del ruolo che la Federazione voleva propormi. Qui ci sono obiettivi chiari ed è una cosa fondamentale, il Centro Federale di Cantalupa sarà la nostra casa da cui partire per il lungo viaggio verso Tokyo. Mi porrò verso i tecnici con tanta voglia di imparare, da oggi parte il nostro percorso verso le prossime Olimpiadi.
Questa è una disciplina che rappresenta una perfetta sintesi tra discorsi tecnici, mentali ed umani, per me è una sfida affascinante. Il mio compito sarà quello di avere una visione completa del disegno della programmazione Olimpica. Insieme ai tecnici vogliamo mettere gli atleti nelle condizioni ideali per allenarsi e gareggiare lavorando sull’area tecnica e psicologica, e su quella dell’innovazione”.

1120..One step on Top.

Ci siamo,
finalmente il primo traguardo è stato raggiunto dopo solo tre gare indoor.
Grazie ( ma si poteva fare meglio…molto meglio ) al 554 di sabato alla gara Indoor di Rosta,

ma sopratutto al 566 di Buttigliera d’Asti di 9 gg fa, ho raggiunto quota 1120 punti,
quota di sbarramento ( minima, ma pur sempre significativa )
per accedere per il momento ai Campionati Italiani di Rimini del 24+25 Febbraio 2018.

per il momento mi attesto al 27.mo posto in Ranking Nazionale ( ultimo posto a disposizione ).

vedremo la prossima domenica 17/12/2017 a Cantalupa di recuperare qualche altro punticino per salire di qualche posizione,
così da mettere al sicuro ( che non è mai sicuro ) prima della fine dell’anno la settima qualificazione in 10 anni.
P.s: Negli ultimi tre anni, c’è stato un livellamento qualitativo pazzesco e in sole 13 posizioni dalla 15.ma (1125) alla 27.ma (1120)
ci sono solamente 5 punti di gap.
Nel caso ( non remoto ) di possibili slittamenti out-range,
ho ancora a disposizione alcune gare in Piemonte a Gennaio 2018, e nel caso anche qualcosina in Lombardia .

Come si dice in guerra…

“Speriamo in bene, ma prepariamoci al peggio”.

WHO DARES WINS.

A presto.
Maury.

Psicologia, tensioni ed emozioni in una competizione.

In un post di alcuni anni fa, avevo preso in considerazione il fattore stress da competizione e come poterlo gestire, e a tal proposito mi collego all’esperienza semi-negativa, di alcuni giorni or sono quando proprio a causa di una mia defaiance psicologica, mi sono ritrovato in una condizione di stress emozionale ( vedi post precedente ” No Limits “.

Per capire queste particolari condizioni si potrebbero leggere diversi trattati di : P.Froisse, R.Cheppnis, Buett, ma senza scendere nello specifico ( anche perchè non è il mio campo, e sarei costretto a scopiazzare informazioni che poi non saprei ne gestire ne valutare ) preferisco parlare della mia esperienza personale che potrebbe facilmente essere trasposta a gran parte degli arcieri semi professionistici che calcano i campi di gara ogni settimana. ( per i professionisti ci sono fior fiore di psicologi dello sport che li seguono giornalmente  e quindi inutile parlarne ).

Il fattore numero uno in un tiratore che fa competizioni di livello medio – medio alto, è sicuramente la VOLONTA’.

Senza la Volontà ( di allenamento, di sacrificio, di fatica, di impegno, di risultato ) non si può fare nessun ragionamento, questo vale per tutto nella vita, ma ancor di più nel tiro con l’arco agonistico.

Chiaramente la Volontà fine a se stessa non basta,  insieme ad essa servono altri tre fattori “particolari” importanti:

  • Preparazione Fisica
  • Preparazione Mentale
  • Messa a punto ” ottimale ” degli strumenti.

La preparazione della “gara” deve avvenire in modo programmato e i tre fattori, di cui sopra, devono essere completamente funzionali e operativi.

Affrontare una gara, e riuscire a completarla con un risultato soddisfacente, porta un benessere mentale importante nell’affrontare quella successiva.

Giusto è porsi degli obiettivi di miglioramento, ma non si deve mai esagerare, tenendo presente che in gara potremo perdere tra il 5 e 10% delle nostre performance in allenamento proprio a causa dello stress da competizione. Questo fattore non deve essere uno spettro, ma una leva di riflessione e lavoro interiore.

Quando riusciremo a portare in gara dei risultati uguali  a quelli dell’allenamento, vorrà dire che la nostra performance ha avuto ottimi risultati sui tre punti, solo a  questo livello potremo inserire l’ulteriore capacità di volontà a migliorarci e riuscire a fare ancora meglio durante tutte le competizioni e non solo in allenamento.

Questo passaggio è importante, e quando siamo consapevoli che:

1° – fisicamente il corpo, i muscoli, i tendini sono stati allenati ad affrontare almeno un’ora in più di una gara standard, e che quando finiamo siamo ancora carichi di energia e non spossati e distrutti, ma anzi carichi come una molla.

2° – la nostra concentrazione è stata tale che,  le ore sono passate come se fossero stati minuti, i nostri pensieri non sono stati “inquinati ” da emozioni esterne esse siano positive che negative, che ciò che ci circonda non ha potuto distoglierci dal nostro obiettivo.

3° – che tirando l’ultima freccia, nel preciso momento del suo volo, stiamo riconoscendo al nostro arco e alle nostre frecce che grazie alla loro perfetta sinergia, ci hanno permesso di fare una gran bella gara.

Ecco tutto questo ci permette di essere più forti sia psicologicamente che fisicamente, e questo non può che fare del bene alla nostra Volontà nel procedere verso un nuovo traguardo e una nuova sfida.

Vincere una gara è sicuramente importante per la soddisfazione personale e per il duro lavoro svolto, ma nulla è in confronto di avere tirato sessanta frecce al meglio delle proprie capacità avendo quella sensazione di stare bene, di non aver fatto fatica, ed infine di avere la mente libera da qualsiasi pensiero che non sia stato il piacere di averle tirate.

 

A presto.

Maury.

 

No limits

Stamattina mi sono alzato prestissimo..05.15…prima ancora di ogni altra mattina e con in testa un eco nella testa: i limiti sono solo e sempre nella tua testa…sempre e solo nella tua testa…

Dopo quasi 24 ore non sono ancora riuscito a metabolizzare la gara di ieri a Buttigliera d Asti.

Chiudo il primo set in modo esemplare, come mai fino ad ora : 20 dieci, 9 nove e un otto…289… che dire? Tutto funziona bene, anzi benissimo.

Le ultime modifiche all’arco ( stopper con materiali nuovi e lunghezza ridotta / grip Ksl nuova / bilanciamento della HMC 22 ottimizzato ) lo hanno reso meno nervoso e più silenzioso oltre che particolarmente stabile.

Inizio il secondo set e alla quinta volee sono in pari con prima a 145. Poi un altro 30. Sono a 175. Tre 9 e sono a 202 un punto in più del primo set.

E poi un 10 perfetto, un 8.. e poi quella maledetta terza freccia che mi sfugge e finisce sul 2 di linea a destra… 20 … è  come dire aver fatto due dieci e una M… 222.

Capisco immediatamente l’errore, ma ancora adesso non me capacito. 

Chiaramente tirando senza Clicker questo tipo di errore viene percepito maggiormente, probabilmente avrei potuto salvarlo con almeno un 6.

Altro 27 e sono a 249 esattamente 10 punti in meno al primo set… e nulla serve il mediocre 28 dell ultima volee. Chiudo il secondo set a 277… e dentro di me sento come se avessi buttato via tutto.

Sono primo a 566, ma non sono contento e unico ragionamento che posso fare è  che sarebbe come aver fatto 283 e 283… ma so benissimo che non è  così . Se invece di quel due, mi fosse entrato almeno uno schifosissimo 6 avrei chiuso a 570. E sarebbe stato il giusto punteggio per il trend di 3/4 di gara.

Il primo 570 in carriera… dovrò  rimandarlo alla prossima volta, sperando di essere nuovamente così preparato fisicamente e psicologicamente. 

Per il momento attendo di capire se sono riuscito a salire al 34.mo posto in ranking nazionale recuperando così oltre 50 posizioni. E poi alla prossima di piazzare almeno un 560 per arrivare in zona confort del 25.mo…

No limits…
i limiti sono solo e sempre nella tua testa…sempre e solo nella tua testa…

A presto.

Maury.