1120..One step on Top.

Ci siamo,
finalmente il primo traguardo è stato raggiunto dopo solo tre gare indoor.
Grazie ( ma si poteva fare meglio…molto meglio ) al 554 di sabato alla gara Indoor di Rosta,

ma sopratutto al 566 di Buttigliera d’Asti di 9 gg fa, ho raggiunto quota 1120 punti,
quota di sbarramento ( minima, ma pur sempre significativa )
per accedere per il momento ai Campionati Italiani di Rimini del 24+25 Febbraio 2018.

per il momento mi attesto al 27.mo posto in Ranking Nazionale ( ultimo posto a disposizione ).

vedremo la prossima domenica 17/12/2017 a Cantalupa di recuperare qualche altro punticino per salire di qualche posizione,
così da mettere al sicuro ( che non è mai sicuro ) prima della fine dell’anno la settima qualificazione in 10 anni.
P.s: Negli ultimi tre anni, c’è stato un livellamento qualitativo pazzesco e in sole 13 posizioni dalla 15.ma (1125) alla 27.ma (1120)
ci sono solamente 5 punti di gap.
Nel caso ( non remoto ) di possibili slittamenti out-range,
ho ancora a disposizione alcune gare in Piemonte a Gennaio 2018, e nel caso anche qualcosina in Lombardia .

Come si dice in guerra…

“Speriamo in bene, ma prepariamoci al peggio”.

WHO DARES WINS.

A presto.
Maury.

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Psicologia, tensioni ed emozioni in una competizione.

In un post di alcuni anni fa, avevo preso in considerazione il fattore stress da competizione e come poterlo gestire, e a tal proposito mi collego all’esperienza semi-negativa, di alcuni giorni or sono quando proprio a causa di una mia defaiance psicologica, mi sono ritrovato in una condizione di stress emozionale ( vedi post precedente ” No Limits “.

Per capire queste particolari condizioni si potrebbero leggere diversi trattati di : P.Froisse, R.Cheppnis, Buett, ma senza scendere nello specifico ( anche perchè non è il mio campo, e sarei costretto a scopiazzare informazioni che poi non saprei ne gestire ne valutare ) preferisco parlare della mia esperienza personale che potrebbe facilmente essere trasposta a gran parte degli arcieri semi professionistici che calcano i campi di gara ogni settimana. ( per i professionisti ci sono fior fiore di psicologi dello sport che li seguono giornalmente  e quindi inutile parlarne ).

Il fattore numero uno in un tiratore che fa competizioni di livello medio – medio alto, è sicuramente la VOLONTA’.

Senza la Volontà ( di allenamento, di sacrificio, di fatica, di impegno, di risultato ) non si può fare nessun ragionamento, questo vale per tutto nella vita, ma ancor di più nel tiro con l’arco agonistico.

Chiaramente la Volontà fine a se stessa non basta,  insieme ad essa servono altri tre fattori “particolari” importanti:

  • Preparazione Fisica
  • Preparazione Mentale
  • Messa a punto ” ottimale ” degli strumenti.

La preparazione della “gara” deve avvenire in modo programmato e i tre fattori, di cui sopra, devono essere completamente funzionali e operativi.

Affrontare una gara, e riuscire a completarla con un risultato soddisfacente, porta un benessere mentale importante nell’affrontare quella successiva.

Giusto è porsi degli obiettivi di miglioramento, ma non si deve mai esagerare, tenendo presente che in gara potremo perdere tra il 5 e 10% delle nostre performance in allenamento proprio a causa dello stress da competizione. Questo fattore non deve essere uno spettro, ma una leva di riflessione e lavoro interiore.

Quando riusciremo a portare in gara dei risultati uguali  a quelli dell’allenamento, vorrà dire che la nostra performance ha avuto ottimi risultati sui tre punti, solo a  questo livello potremo inserire l’ulteriore capacità di volontà a migliorarci e riuscire a fare ancora meglio durante tutte le competizioni e non solo in allenamento.

Questo passaggio è importante, e quando siamo consapevoli che:

1° – fisicamente il corpo, i muscoli, i tendini sono stati allenati ad affrontare almeno un’ora in più di una gara standard, e che quando finiamo siamo ancora carichi di energia e non spossati e distrutti, ma anzi carichi come una molla.

2° – la nostra concentrazione è stata tale che,  le ore sono passate come se fossero stati minuti, i nostri pensieri non sono stati “inquinati ” da emozioni esterne esse siano positive che negative, che ciò che ci circonda non ha potuto distoglierci dal nostro obiettivo.

3° – che tirando l’ultima freccia, nel preciso momento del suo volo, stiamo riconoscendo al nostro arco e alle nostre frecce che grazie alla loro perfetta sinergia, ci hanno permesso di fare una gran bella gara.

Ecco tutto questo ci permette di essere più forti sia psicologicamente che fisicamente, e questo non può che fare del bene alla nostra Volontà nel procedere verso un nuovo traguardo e una nuova sfida.

Vincere una gara è sicuramente importante per la soddisfazione personale e per il duro lavoro svolto, ma nulla è in confronto di avere tirato sessanta frecce al meglio delle proprie capacità avendo quella sensazione di stare bene, di non aver fatto fatica, ed infine di avere la mente libera da qualsiasi pensiero che non sia stato il piacere di averle tirate.

 

A presto.

Maury.

 

No limits

Stamattina mi sono alzato prestissimo..05.15…prima ancora di ogni altra mattina e con in testa un eco nella testa: i limiti sono solo e sempre nella tua testa…sempre e solo nella tua testa…

Dopo quasi 24 ore non sono ancora riuscito a metabolizzare la gara di ieri a Buttigliera d Asti.

Chiudo il primo set in modo esemplare, come mai fino ad ora : 20 dieci, 9 nove e un otto…289… che dire? Tutto funziona bene, anzi benissimo.

Le ultime modifiche all’arco ( stopper con materiali nuovi e lunghezza ridotta / grip Ksl nuova / bilanciamento della HMC 22 ottimizzato ) lo hanno reso meno nervoso e più silenzioso oltre che particolarmente stabile.

Inizio il secondo set e alla quinta volee sono in pari con prima a 145. Poi un altro 30. Sono a 175. Tre 9 e sono a 202 un punto in più del primo set.

E poi un 10 perfetto, un 8.. e poi quella maledetta terza freccia che mi sfugge e finisce sul 2 di linea a destra… 20 … è  come dire aver fatto due dieci e una M… 222.

Capisco immediatamente l’errore, ma ancora adesso non me capacito. 

Chiaramente tirando senza Clicker questo tipo di errore viene percepito maggiormente, probabilmente avrei potuto salvarlo con almeno un 6.

Altro 27 e sono a 249 esattamente 10 punti in meno al primo set… e nulla serve il mediocre 28 dell ultima volee. Chiudo il secondo set a 277… e dentro di me sento come se avessi buttato via tutto.

Sono primo a 566, ma non sono contento e unico ragionamento che posso fare è  che sarebbe come aver fatto 283 e 283… ma so benissimo che non è  così . Se invece di quel due, mi fosse entrato almeno uno schifosissimo 6 avrei chiuso a 570. E sarebbe stato il giusto punteggio per il trend di 3/4 di gara.

Il primo 570 in carriera… dovrò  rimandarlo alla prossima volta, sperando di essere nuovamente così preparato fisicamente e psicologicamente. 

Per il momento attendo di capire se sono riuscito a salire al 34.mo posto in ranking nazionale recuperando così oltre 50 posizioni. E poi alla prossima di piazzare almeno un 560 per arrivare in zona confort del 25.mo…

No limits…
i limiti sono solo e sempre nella tua testa…sempre e solo nella tua testa…

A presto.

Maury. 

Riflessione sulla crescita personale e spirituale

Nella vita do ogni giorno dobbiamo imparare sempre qualcosa di nuovo.

Il buon osservatore e il bravo discepolo deve avere la mente aperta…

Vi lascio una riflessione.

Dopo che il seme di bambù è stato piantato, non si vede nulla per circa cinque anni, a parte un piccolo germoglio. Tutta la sua crescita avviene sottoterra; inizia a formarsi un complesso apparato radicale che si estende verticalmente e orizzontalmente nella terra.


Alla fine del quinto anno, il bambù cinese cresce fino a raggiungere un’altezza di circa 25 metri.

Molte cose nella vita, personali e professionali, sono come il bambù cinese. Lavori, investi tempo, energia, fai tutto il possibile per nutrire la tua crescita e, a volte, non vedi nulla per settimane, mesi o anni. Ma se hai la pazienza di continuare a lavorare, di continuare a coltivare e nutrire, il tuo quinto anno arriverà e con esso arriveranno cambiamenti che non avevi nemmeno immaginato. 
Ricorda che bisogna essere molto audaci per raggiungere grandi altezze e, allo stesso tempo, molta profondità per rimanere radicati.


La vita spiegata da Paulo Coelho.

Oggi riprendo a scrivere dopo molti mesi,
ma semplicemente, traducendo una novella pubblicata da Paolo Coelho,
che mi ha fatto sorridere, spero che possa alleviare la vostra giornata.

La vita spiegata da Paulo Coelho.

Il primo giorno Dio creò il cane.
Dio disse:
” Dovrai sederti tutto il giorno davanti alla porta della tua casa e abbaiare a chiunque cerchi di entrare o a chi stia passando li davanti.
Per questo ti darò vent’anni di vita.
Il cane disse:
” È troppo lungo come tempo per abbaiare e fare la guardia. Dammi soltanto dieci anni e riprenditi pure gli altri dieci “.
E Dio concordò.

Il secondo giorno Dio creò la scimmia.
Dio disse:
“Diverti la gente, fai tutti i trucchi delle scimmie e falli ridere.
Per questo Ti darò vent’anni di vita”.
La scimmia disse:
“I trucchi delle scimmie per vent’anni? Non credo proprio. Il Cane ti ha ridato dieci anni, quindi questo è quello che farò anche io ”
E Dio concordò.

Il terzo giorno Dio creò la mucca.
Dio disse:
“Devi andare nei campi con l’agricoltore tutto il giorno e soffrire sotto il sole,
figlierai tanti vitelli e darai tanto latte per sostenere l’agricoltore e la sua famiglia.
Per questo ti darò una vita di sessant’anni. ”
La mucca disse:
” È una sorta di vita dura che io possa vivere per sessant’anni. Lasciami vivere vent’anni, sono sufficienti e ti restituirò gli altri quaranta »
E Dio concordò.

Il quarto giorno Dio creò l’uomo.
Dio disse:
“Mangia, dormi, gioca, sposati e goditi la tua vita.
Per tutto questo Ti darò vent’anni di vita.
“L’uomo disse:
” Cosa? Solo vent’anni? Ti dico io che cosa faremo…
io prendo i miei vent’anni e i quaranta che ha restituito la mucca, i dieci che ha rinunciato la scimmia e i dieci che ha restituito il cane,
in tutto fa… ottant’anni, okay? ”

Ok, “disse Dio,” abbiamo fatto l’accordo per ottant’anni. ”

Ecco perché i primi venti anni mangiamo, dormiamo, giochiamo e ci divertiamo
nei seguenti quaranta ci schiavizziamo al sole per sostenere la nostra famiglia;
nei prossimi dieci facciamo le scimmie per intrattenere i nipoti;
e negli ultimi dieci ci troviamo sul portico di casa a guardare fuori e a rompere le scatole al mondo.

Ecco, così ora La nostra vita è stata spiegata.

A presto.
Maury.

I fattori che influenzano il tiro con l’arco.

Riprendo a scrivere dopo molto tempo, non per mancanza di voglia, ma di tempo e sopratutto perché da alcuni mesi non ho in nessun modo potuto allenarmi e ancor peggio potuto seguire la mia crew! 

Ma come ogni passione, seppur latente, ogni tanto si accende una scintilla e questa da energia a quello che sembra momentaneamente spento.

In questi giorni mi sono imbattuto in una “chart” pubblicata su Fb senza nessuna spiegazione… ed è  così che ve la posto;

La fonte è incredibilmente attendibile:

” Istituto di Scienza dello sport di Korea “.

Il primo dato che mi salta all’occhio è 

Il titolo:

Quali sono i fattori che influenzano il tiro con l’arco. ( non è  una domanda, e quindi si da per scontato che dietro questo titolo ci sia una precisa ricerca sul campo, fatta appunto da studi universitari specifici, e il fatto che siano Koreani da ancora più importanza alla ricerca ).

Ma subito dopo l’analisi dei dati:

Il 51.9 % il fattore psicologico.

A seguire il 32.8% le “skill”… qui bisognerebbe capire se intendono le competenze acquisite con l’expertise oppure le attrezzature tecniche e i materiali.

Il 7.8% l’ allenamento tecnico e lo sviluppo della struttura muscolare, e tutto quello che concerne gli equilibri statico e dinamico e di conseguenza i fondamentali del tiro con l’arco.

Il 7.5% la Strategia nel preparare e poi affrontare le competizioni.

Quanto questi dati “orientali”, e cioè  derivanti da un analisi studiata e realizzata immagino su atleti Koreani, può  essere trasposta direttamente nella realtà “occidentale” e più  specificatamente la nostra ?.

Una certa analisi nella mia testa sta già  formulando… ma vi dico subito che non corrisponde a nessuna delle quattro aree prese in considerazione da questa “fotografia”, a parte la Strategia, della quale la percentuale è  abbastanza simile a quella che io personalmente inquadro in un 5%.

Le “Skills” io le scomporrei in due parti:

Materiali tecnici e studio/ricerca di nuove tecnologie 15% e esperienza 25%

La psicologia, con tutte le sue componenti per poterla gestire al meglio 15%.

L’allenamento 40%.

Mi piacerebbe, attraverso delle Vs analisi capire come la pensate… e poi rimappare una statistica che sia più  vicina alla nostra realtà sportiva, tecnica, agonistica. 

Per non avere troppe aree frammentate, sarebbe interessante prendere in considerazione 4 macro, poi se volete all’interno di esse potete scomporre delle Micro aree.

A presto.

Maurizio. 

Questions and Solutions.

Essere un arciere e un tecnico o viceversa per me è diventata una cosa unica
e questo dualismo mi ha insegnato ad applicare, nella vita di tutti giorni, alcuni tricks,
che non solo mi hanno semplificato l’esistenza, ma hanno fatto risparmiare del tempo prezioso che ho potuto ottimizzare in altre cose.

Quando hai la sensazione di avere un problema… qualsiasi problema;

prima regola: non evitarlo: analizzalo, studialo, trova una possibile soluzione, testa e risolvi.

Ma chiediti prima di tutto una semplice cosa:

Se prima del problema, non c’era problema …
vuol dire che nel frattempo è successo un qualcosa che l’ ha generato?.

Pensaci bene…

Scopri cosa hai modificato nell’ultimo periodo e vedrai che per il 90% delle volte la soluzione sta lì!.

Riporta i parametri a come erano in origine e verifica se tutto torna a posto;
in caso negativo devi fare i conti con il restante 10% e di conseguenza il problema potrebbe essere serio.

Considerando il fatto che hai perso del tempo con il resto del 90%,
nel frattempo potrebbero essersi aggiunti altri problemi secondari e/o trasversali.

Seconda regola:

Di questi problemi risolvine UNO ALLA VOLTA…
sarebbe utile dal più vecchio cronologicamente parlando…
o nel caso quello che ritieni più “grave”.

Non passare al successivo senza avere trovato soluzione al precedente,
si ripresentera’ sempre e ti creerà ansia e stress che sommati a quelli successivi diventeranno ingestibili.

Ricorda che la somma di due problemi
NON è mai il doppio, ma quasi sempre il cubo, e se non li risolverai immediatamente,
da li a poco avranno saturato tutto il tuo tempo e le tue energie,
mentre stai ancora cercando la possibile soluzione.

Spero che queste due semplici regole possano dare una svolta alla vostra giornata.

A presto.

Maury.